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La bufala del "bergamotto jonico".

La bufala del "bergamotto jonico".
Il bergamotto nasce e viene selezionato nella città di Reggio Calabria, nell'area dove adesso trova sede parte del lido comunale. Qui trova le condizioni ideali per svilupparsi con tutti i fattori necessari per gli usi per cui il bergamotto è ben noto, specie per gli usi salutistici. Potete trovare sulla nostra pagina "bergamotto" la storia documentata del bergamotto di Reggio Calabria. solo successivamente, dopo più di 100 anni è stato esteso su quello che è la costa jonica, ma aimè solo e solo a Reggio Calabria il bergamotto raggiunge il top delle caratteristiche per cui è noto come i componenti salutistici e balsamici. In più solo e solo il nostro succo è dato da premitura e pastorizzazione singola, confezione per confezione non in cisterne di centinaia di migliaia di litri dove vengono distrutti la maggior parte dei componenti a causa delle elevate temperature di "pastorizzazione" nella migliore delle ipotesi, ed in qualunque caso si tratta di succhi concentrati o succhi industriali filtrati con macchinari che causano sgomento al solo pensiero, e nella maggior parte dei casi contengono conservanti o stabilizzanti con numeri e sigle strani. Un pò come la bufala dell'olio di "origine" italiana venuta fuori qualche settimana fa.
Il vero bergamotto "citrus bergamia risso" viene impiantato e selezionato a Reggio Calabria, qualunque altra dicitura al di fuori di "bergamotto di Reggio Calabria" è un solo un mero e meschino tentativo commerciale di distorcere una realtà ormai secolare.

Sicurezza alimentare, controlli e sequestri di olio di oliva

Sicurezza alimentare, controlli e sequestri di olio di oliva
Giornata di sequestri quella di oggi. A Taranto in Puglia sono stati sequestrati oltre 50mila litri di olio d’oliva. A Salerno 54.300 chilogrammi di olio extravergine di oliva di origine spagnola.
Al porto di Taranto un'operazione congiunta da militari della Guardia di Finanza e dalla Dogana di Taranto e personale dell'Ispettorato centrale per la tutela della qualità dei prodotti agro-alimentari di Bari è stato sottoposto a sequestro, olio confezionato in due aziende baresi che era stivato all'interno di tre container con destinazione finale il Giappone e Taiwan. Nel particolare si è accertato che sia gli imballaggi che le etichette sulle bottiglie di olio, in realtà si trattava di oli misceli e di provenienza comunitaria, recavano false indicazioni con lo scopo di ingannare il consumatore finale. Infatti su di essi si richiamava la provenienza e origine del prodotto Italiano.
A Salerno, controlli effettuati all'interno dell'area portuale, i finanzieri del gruppo assieme ai funzionari della dogana hanno controllato due autocisterne provenienti da Valencia (54.300 chilogrammi di olio extravergine di oliva di origine spagnola) e dirette ad una ditta pugliese. Dai controlli effettuati sui documenti di trasporto emergeva che il prodotto (Oliva Virgen Extra - Origen 100% Espana) era destinato ad una ditta italiana,  in un altro documento di trasporto è emerso invece l'indicazione 'olio extra vergine di oliva - prodotto italiano - campagna 2010/2011'. Nello specifico, nel citato documento era riportato come mittente una ditta pugliese, mentre come destinatario una ditta umbra.
La documentazione e tutto il prodotto olio, sono stati sottoposti a sequestro, in quanto è emerso il chiaro intento di variare con i documenti l’origine del prodotto da spagnolo in italiano (violazione dell’art. 4, comma 49 della legge n. 350/2003 e all’art. 517 c.p.)
Il rappresentante legale della ditta pugliese e gli autisti sono stati denunciati

Sempre nel mese di Marzo gli uomini dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi di Roma ha posto sotto sequestro "2600 litri di olio extravergine"
Fonte:
ANSA.IT
AGI.IT

Da frantoio on-line 11.03.2011

Miscele di oli comunitari di dubbia qualità, una bottiglia su tre è contraffatta


Oggi è stata anticipata dal quotidiano on line dei consumatori
“Il Salvagente”
un'inquietante inchiesta di Arpam e Corpo forestale che puntano il dito sulla possibile presenza di partite deodorate - non ammesse nell’extravergine - nei più comuni prodotti da scaffale.
Per l’ennesima volta si scoprono sipari fraudolenti intorno all’extravergine venduto soprattutto nei supermercati. Tutto questo appena un giorno dopo della bellissima notizia appresa dal comitato intergovernativo dell'
UNESCO
che ha proclamato la Dieta Mediterranea patrimonio culturale immateriale dell'umanità, di cui l’olio extravergine rappresenta il Re indiscusso

Questa volta l’allarme non arriva dalla California, dove a luglio un discusso studio dell’Olive Center dell’Università di Davis aveva declassato a semplici vergini diverse etichette famose dell’extravergine “italiano”
 L’inchiesta anticipata dal settimanale il
Salvagente
in edicola da domani e in vendita subito on line, puntano il dito, principalmente, sulla possibile presenza di partite deodorate - non ammesse nell’extravergine - nei più comuni prodotti da scaffale.
Le analisi effettuate dall’
Arpam
di Ascoli Piceno in collaborazione con il
Corpo forestale dello Stato
ha interessato 33 campioni di extravergine prelevati nei frantoi marchigiani e altri 35 acquistati presso esercizi commerciali, in gran parte etichettati come “miscele di oli comunitari”.
I campioni citati sono stati sottoposti all’esame degli esteri metilici ed etilici di acidi grassi quali indicatori di qualità delle olive lavorate (
Emeag
), più noti in letteratura scientifica come
alchil esteri
. L’elevata presenza di
alchil esteri
è un indicatore di scarsa qualità dell’extravergine, infatti, una non corretta conservazione e a un cattivo stoccaggio della materia prima, provoca la degradazione delle olive con il risultato di ottenere dalle stesse un olio non commestibile che quindi deve essere sottoposto a raffinazione. Ad una concentrazione elevata di queste sostanze dovrebbe corrispondere un difetto organolettico molto noto nell’olio, acidità elevata oppure odori di muffa ecc., condizioni che sicuramente, vista l’attuale normativa europea, non consentirebbero di classificare il prodotto come extravergine. Dove sta allora il trucco? Semplice! L’olio così ottenuto viene corretto rettificato, magari deodorato, e magicamente ritrova, dopo essere miscelato con una buona dose di extravergine genuino e ben fruttato, la sua classificazione più importante e redditizia per i truffatori ovvero “olio extravergine di oliva”.

Ecco un passaggio dell’articolo
“Neppure il miglior chimico, però, è in grado di far sparire contemporaneamente i difetti organolettici e le loro tracce chimiche. E difatti gli alchil esteri rimangono anche a seguito dei trattamenti e offrono un’arma in più per stanare le possibili frodi commerciali. Diventano, cioè, testimoni scomodi di ipotetiche sofisticazioni, soprattutto se associati a buoni voti al panel test.”
……….
Ernesto Corradetti
, responsabile del Servizio chimico dell’Arpam picena, Spiega:
“La concentrazione media riscontrata nei campioni di frantoio è stata molto bassa intorno a 15 milligrammi per chilo. Il tenore medio riscontrato nei campioni reperiti sul mercato invece è stato di 150 milligrammi per chilo”.
Un dato molto elevato considerato che, probabilmente da febbraio, entreranno in vigore i nuovi parametri comunitari in base ai quali se un extravergine supera i 150 milligrammi per chilo di
alchil esteri
non potrà essere denominato e quindi venduto come tale. (
)
La conclusione di questa inchiesta ha un verdetto finale sorprendente:
circa un terzo del campione degli extravergini acquistati nei supermercati sarebbe fuori norma.
Un altro aspetto da sottolineare che è emerso dello studio condotto dall’Arpam di Ascoli Piceno e pubblicato dal Salvagente è la presenza di pesticidi non consentiti nel trattamento delle olive, riscontrati nel 35% dei campioni acquistati nei supermercati.  Percentuale che negli oli prelevati nei frantoi marchigiani si abbassa al 15%.

Un’indagine simile era stata fatta nell’Ottobre del 2009 dalla Coop in collaborazione con il dipartimento di Scienze degli alimenti dell’Università di Bologna diretto dal professor Giovanni Lerker dove furono sottoposti ad analisi 24 campioni di extravergini. Anche in quella occasione vennero rilevate concentrazioni di
alchil esteri
anomali tanto da declassare “non extravergine” dieci campioni su ventiquattro.

In questa inchiesta si fa riferimento a campioni di oli provenienti dai frantoi marchigiani ma state tranquilli che questo fenomeno si può nascondere in qualsiasi azienda italiana e non.
Alcuni consigli utili:
comprate olio extravergine di oliva correttamente etichettato a norma di legge ed evitate di acquistare olio il cui prezzo è di perse troppo basso o camuffato da super offerta (specialmente su miscele di olio comunitari).
Il nostro invito principale è quello di privilegiare l’acquisto di olio extravergine di oliva etichettato come 100% italiano (
).
Diffidate da quei venditori che vi propongono prodotti in contenitori, di qualsiasi genere, senza che su di essi non vi sia una regolare etichetta del prodotto che è obbligatoria.
Non fatevi ingannare dai prezzi, perché il buon olio extravergine di oliva è un prodotto dove le contraffazioni sono sempre dietro l’angolo.

Fegato protetto con il consumo d'olio d'oliva

Da "Frantoio on line"

Fegato protetto con il consumo di olio di oliva
Scritto da Maurizio T.

Un'altra ricerca sulle proprietà benefiche dell’olio di oliva si aggiunge alle già numerose scoperte che nel corso degli anni hanno premiato questo straordinario alimento come il re in assoluto della dieta mediterranea.
Uno studio pubblicato su
"Nutrition and Metabolism"
ha messo in evidenza alcuni composti presenti nell’olio d’oliva i quali attivano enzimi antiossidanti capaci di proteggere e ridurre i danni al fegato. Gli effetti benefici dell'olio d'oliva non sono solo legate al suo alto contenuto di acido oleico, ma anche per il potenziale antiossidante dei suoi polifenoli.

La ricerca è stata diretta dal dottor
Mohamed Hammami
ed effettuata da un gruppo di ricercatori dell'
Università di Monastir
(Tunisia) e della
King Saud University
(di Riyadh, Arabia Saudita).
L'equipe del dottor
Mohamed Hammami
ha utilizzato 80 topi da laboratorio. Inizialmente, tutti i topi sono stati avvelenati con un agente esogeno esterno il 2,4-D (noto erbicida) conosciuto anche per i fenomeni ossidativi che provoca ai tessuti epatici con conseguenti e significativi danni al fegato.

Le cavie (ratti) intossicate sono state divise in 8 gruppi da 10, ogni gruppo è stato nutrito con un diverso componente estratto dall'olio extravergine d'oliva. Tutti i componenti sono stati quotidianamente somministrati mediante sonda gastrica per la durata di quattro settimane.
Durante e dopo lo studio si è registrato un miglioramento delle condizioni epatiche di tutti i topi alimentati con l’olio di oliva, in particolare si è evidenziato che il gruppo di topi a cui è stato somministrato l'estratto idrofilo dell'olio aveva ridotto maggiormente le lesioni al fegato.

Il Prof Hammami ha commentato i risultati ottenuti, concludendo: “L'effetto protettivo dell'olio d'oliva contro il danno ossidativo indotto da 2,4-D è principalmente legato al potenziale antiossidante dell’estratto idrofilo dell'olio che è stata la sostanza più in grado di attivare gli enzimi antiossidanti e quindi di diminuire in modo più significativo il danno epatico.”

Fonte:
Amel Nakbi, Wafa Tayeb, Abir Grissa, Manel Issaoui, Samia Dabbou, Issam Chargui, Meriem Ellouz, Abdelhedi Miled, Mohamed Hammami, "Effects of olive oil and its fractions on oxidative stress and the liver's fatty acid composition in 2,4-Dichlorophenoxyacetic acid- treated rats",Nutrition & Metabolism 2010, 7:80 (29 October 2010), doi:10.1186/1743-7075-7-80 

Ricordiamo ai nostri lettori che l’olio di oliva, molto meglio se di categoria extravergine per il più alto contenuto di
, svolge un sicuro effetto protettivo sulle arterie e sullo stomaco.